MASCHERINA SUL LAVORO: OBBLIGO O SCELTA?

9 Novembre 2020 0 Di Daniele

Nonostante gli immani sforzi compiuti dal governo facciano sembrare le 12 fatiche di Ercole una passeggiata ai laghi di Fusine, il DPCM è uscito contorto…

Frasi lunghissime in cui perdersi per poi ritrovarsi…

Ma solo dopo giorni di viaggio…

Viaggio in cui capita di imbattersi in persone che danno interpretazioni diverse della normativa.

Una di queste è un lavoratore che sostiene, con giusta tenacia, di non dover indossare la mascherina sul lavoro se rispetta il metro di distanza.

Senza assumerci responsabilità per la frase che segue, riportiamo l’abominio prodotto da chi dovrebbe semplificarci la vita. Si tratta dell’art. 1 del DPCM del 24 ottobre:

Ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, nonché obbligo di indossarli nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e delle linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande, …omissis (come dicono i veri  ).”

Il pomo della discordia è la frase “con salvezza dei protocolli e delle linee guida anti-contagio”.

C’è davvero da chiedersi cosa significhi…

Rispettiamo la ragionevole convinzione del lavoratore…

…cerchi su internet e trovi tutto e il contrario di tutto!

La via da seguire in questi casi è la più cautelativa, quella che fa capire che hai ben chiare le favolose “intenzioni del legislatore”.

Ti riportiamo le parole dell’esperta:

“L’obbligo di indossare la mascherina sempre, al chiuso e all’aperto, quando non ci si trova in una situazione di isolamento, è stato introdotto secondo la logica della maggior tutela possibile, in virtù di tale logica la frase “e comunque con salvezza dei protocolli e delle linee guida anti-contagio”  sta ad indicare che laddove i Protocolli e le linee guida prevedano disposizioni più stringenti e cautelative rispetto a quelle del DPCM (basti pensare all’obbligo imposto a estetiste e tatuatori di indossare una visiera protettiva e una mascherina FFP2 senza valvola nell’erogazione della prestazione che richiede una distanza ravvicinata), bisognerà seguire quelle disposizioni, laddove invece questo non avvenga e quindi i Protocolli e le linee guida consentano delle libertà maggiori bisognerà seguire quanto previsto dal DPCM.”

La logica del legislatore è evidente, basti pensare alla raccomandazione di utilizzare la mascherina anche all’interno delle abitazioni private in presenza di parenti non conviventi. La mascherina va indossata sempre anche laddove sia garantito il rispetto delle distanze.

A rinforzare questa lettura è l’art. 2 di questo benedetto DPCM:

Sull’intero territorio nazionale tutte le attività produttive industriali e commerciali, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 1, rispettano i contenuti del protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro sottoscritto il 24 aprile 2020…

Che ci porta a concludere che la mascherina in ambienti chiusi va sempre messa, anche se si rispetta il metro di distanza!

I protocolli infatti possono imporre misure più restrittive a questa (come nel caso citato delle estetiste che oltre alla mascherina devono indossare la visiera) e NON maggiore libertà.

Pensa che anche se vai a trovare i tuoi parenti sei fortemente invitato a indossare la mascherina…

anche all’aperto dove non riesci a garantire la “condizione di isolamento” (altra chicca… manca una definizione di condizione di isolamento)…

Non avremmo mai pensato di rimpiangere le norme tecniche…

Sono da perderci la testa, ma a modo loro sono giuste…

Ognuna di loro inizia con “DEFINIZIONI”…

Escludendo la mala fede che ci potrebbe far pensare che i DPCM vengano scritti così solo per garantire un maggior numero di sanzioni…

…sembra quasi che chi scrive questi DPCM abbia delle carenze a livello giuridico …

…eppure è avvocato e professore universitario!!!